La tradizione gastronomica veneziana è
frutto di un territorio molto particolare, in cui acqua e terra si compenetrano
strettamente. Ecco, quindi, il pesce ed i crostacei della laguna e del
vicino Adriatico, le verdure e la frutta delle isole di S. Erasmo e delle
Vignole nonchè del litorale di Cavallino e Treporti. Senza dimenticare
il "selvadego", la selvaggina migratoria che sosta nella tranquillità
delle acque lagunari nel suo percorso autunnale verso le terre calde:
anatre, fischioni (ciossi), alzavole (salsegne), folaghe... Si tratta
di prodotti dai sapori molto particolari, irripetibili.
Il pesce viene pescato in acque ricche di sale e di nutrimento; a questo
si aggiunga che la laguna costituisce un'ideale "valle di riproduzione",
dove numerosissime specie entrano per deporre le uova. Ne approfittano
i predatori - ad esempio i branzini - che vi trovano un eccellente nutrimento.
Il frutto della pesca è dunque particolarmente saporito, oltrechè
freschissimo. Allo stesso modo, i prodotti degli orti vengono coltivati
con metodi tradizionali in terreni salini che ne esaltano le caratteristiche.
Si tratta spesso di varietà particolari, conservate gelosamente
nell'ambiente isolano: per tutti ricordiamo l'eccezionale carciofo violetto
di S. Erasmo. La cucina veneziana, però, non è solo legata
alla peculiarità dei prodotti locali. Da sempre, la fortuna e la
storia di Venezia sono venute dal mare, dalla navigazione lungo rotte
lontane. Le navi riportavano in patria spezie e cibi esotici che sono
presto arrivati sulle tavole dei veneziani. [segue]