Ecco, ad esempio, l'uso frequente della noce
moscata, della cannella, dei chiodi di garofano e, soprattutto, l'introduzione
dell'agrodolce che, venuto da Oriente, proprio da Venezia è entrato
secoli oro sono nelle abitudini alimentari di molti paesi europei. Se
c'è un piatto simbolico in questo senso, questo è il tipicissimo
saor. Più che di un piatto, si dovrebbe parlare di un modo di cucinare,
visto che in saor si possono fare molte cose, dai pesci alle verdure e,
perfino, alla carne. Nel saor si incontrano, appunto, i prodotti della
pesca locale, ad esempio le sardine, con le cipolle degli orti lagunari,
l'uva passa e pinoli provenienti da oriente. Ma il saor è in origine
anche, e soprattutto, una tecnica per conservare a lungo i cibi (con l'acido
ascorbico delle cipolle e con l'aceto), nutrimento per i marinai durante
i loro lungi viaggi per mare.
Da lontano, naturalmente via mare, proveniva un tempo anche il vino che
le terre lagunari non erano in grado di produrre in modo quantitativamente
e qualitativamente adeguato. Si chiamava "vino navigato", per dire che
arrivava, invecchiando a bordo, viaggiando nelle stive delle navi. Veniva
soprattutto dall'Egeo e dal Mediterraneo Orientale la Malvasia, così
comune a Venezia da dare il nome ad osterie e spacci di vini (quanti ponti,
calli e campielli "della Malvasia" ci sono in città?).
Era soprattutto con questo vino che ricchi e poveri innaffiavano le loro
vivande, anche se naturalmente, ne esistevano altri, come il dolce "vino
di Cipro". [fine]